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I luoghi in cui è stato inventato il tempo

Ogni elemento dell'orologio su cui state leggendo queste righe è stato inventato da qualcuno, da qualche parte, per una ragione che di solito non aveva nulla a che fare con ciò che sarebbe diventato.

Il Cairo ci ha dato il giorno. Gli astronomi egizi divisero il cielo in 36 gruppi di stelle, i decani, e li usarono come orologio notturno: nell'arco di una notte intera se ne vedevano dodici, così la notte ebbe dodici ore e il giorno, per simmetria, altre dodici. È da qui che viene il giorno di 24 ore, e da allora non è mai stato rivisto. Lo stesso sistema produsse un anno civile di 365 giorni, al quale l'Egitto si rifiutò poi di aggiungere un giorno bisestile: così il suo calendario scivolò all'indietro attraverso le stagioni e impiegò circa 1460 anni per tornare ad allinearsi con il sorgere di Sirio.

Atene custodisce la macchina. Il meccanismo di Anticitera, recuperato da un relitto nel 1901 e riconosciuto come congegno a ingranaggi nel 1902, fu costruito intorno al 150–100 a.C. Prevedeva le eclissi, seguiva il moto irregolare della Luna, mostrava i pianeti e scandiva il conto alla rovescia del ciclo olimpico. Per 1400 anni non comparve nulla di complessità paragonabile.

Roma ci ha dato il calendario. Nel 1582 Gregorio XIII soppresse dieci giorni e, cosa ancora più importante, fissò la regola degli anni bisestili: divisibili per quattro, tranne gli anni secolari, a meno che non siano divisibili per quattrocento. Quella regola gira in silenzio dentro ogni dispositivo sulla Terra.

Chicago ci ha dato il fuso orario. Prima del 18 novembre 1883 il Nord America viveva con circa trecento diverse ore solari locali. Le ferrovie imposero semplicemente cinque fusi a un intero continente (quattro negli Stati Uniti), senza chiedere il permesso a nessun governo. Gli orologi di Chicago furono portati indietro di nove minuti e trentadue secondi, e quel giorno in città fu mezzogiorno due volte.

Londra ci ha dato lo zero. Nel 1884 i delegati di venticinque paesi votarono che la longitudine zero passasse per l'Airy Transit Circle di Greenwich. Ogni fuso orario della Terra si misura da quella linea, che, come ha poi rivelato il GPS, si trova a circa 102 metri dal punto in cui cade davvero il moderno meridiano di riferimento.

Parigi ci ha dato il metro, misurando un arco di meridiano da Dunkerque a Barcellona attraverso una rivoluzione e una guerra. Poi tenne la parola «Greenwich» del tutto fuori dalla propria legge sull'ora: dal 1911 l'ora ufficiale fu il «tempo medio di Parigi ritardato di 9 minuti e 21 secondi», finché nel 1978 l'UTC non prese il posto di quella formula.

Wellington ci ha dato l'ora legale, sotto forma di una relazione letta alla Wellington Philosophical Society nel 1895 da un entomologo che voleva più luce la sera per catturare le falene. Fu deriso.

Berlino ci ha dato l'ora legale nella forma in cui si è davvero realizzata: un'ordinanza emanata il 6 aprile 1916 ed entrata in vigore il 30 aprile, per risparmiare carbone in tempo di guerra. Nel giro di due mesi gran parte dell'Europa l'aveva copiata, compresi la Gran Bretagna, la Francia e il Portogallo, tutti in guerra con la Germania.

Copenaghen ci ha dato l'orologio più ambizioso mai progettato da una sola persona: il Verdensur di Jens Olsen, dodici movimenti, 15.448 componenti, caricato a mano ogni settimana, con un ingranaggio che compie un giro completo ogni 25.753 anni.

Zurigo ci ha dato il più disciplinato: un orologio da stazione la cui lancetta dei secondi sbaglia deliberatamente per 58,5 secondi su 60, arrivando in anticipo e poi aspettando, per poter essere perfettamente esatta nell'unico istante che conta.

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